Può un dente riscrivere la storia dell’uomo?

Può un dente riscrivere la storia dell’uomo?

Il dente di un ominide vissuto 7,2 milioni di anni fa potrebbe spostare indietro nel tempo le lancette dell’evoluzione umana e indicare che le origini dell’uomo non vanno cercate in Africa, come si riteneva finora, ma lungo le coste orientali del Mediterraneo. Lo indicano due studi pubblicati sulla rivista Plos One dall’Università tedesca di Tubinga e dall’Accademia bulgara delle Scienze. La scoperta tuttavia non trova consenso unanime nel mondo scientifico: sarebbe potenzialmente rivoluzionaria ma ancora povera di prove, secondo il paleontologo Lorenzo Rook, dell’Università di Firenze.

Dove sia vissuto il primo antenato dell’uomo è un tema da sempre molto dibattuto nella paleoantropologia. Fino ad ora si riteneva che le linee evolutive tra uomo e scimmia si fossero separate da 500 a 700 milioni di anni fa e che i primi ominidi si fossero sviluppati in Africa. E in questo, secondo una teoria del paleoantropologo francese Yves Coppens del 1994, i cambiamenti climatici dell’Africa orientale avrebbero svolto un ruolo cruciale. Ma i due studi portati avanti da un gruppo internazionale di ricercatori delineano un nuovo scenario sulle origini dell’uomo.

I ricercatori, coordinati da Madelaine Boehme, dell’università di Tubinga, e Nikolai Spassov, dell’Accademia bulgara, delle Scienze, hanno analizzato parte dei resti fossili di due ominidi del genere Graecopithecus freybergi con metodi di ultima generazione: una mascella inferiore ritrovata in Grecia e un premolare superiore trovato in Bulgaria. Dalle analisi hanno riscontrato che le radici dei premolari sono fuse, “una caratteristica dell’uomo moderno e di molti ominidi tra cui l’Ardipithecus e Australopithecus”, ha dichiarato Boehme. I ricercatori sono rimasti sorpresi perché individui che hanno preceduto l’uomo nella scala evolutiva erano precedentemente conosciuti solo nell’Africa sub-sahariana. Anche la datazione dei resti confermerebbe la loro origine mediterranea. I ricercatori hanno infatti datato i fossili provenienti dai due siti ad un’età quasi sincrona: 7,24 e 7,175 milioni di anni fa. “Questa datazione ci permette di spostare la divisione umano-scimpanzé nell’area mediterranea”, sottolinea David Begun, paleoantropologo di Toronto, tra gli autori dello studio.
Tutte queste prove non sarebbero tuttavia sufficienti per Rook. Non è la prima volta che viene “sbandierata l’origine della nostra linea evolutiva in Europa. Inoltre, questa rinnovata ipotesi si basa su resti scarsi e frammentati. Solo il tipo di analisi è nuovo: realizzata con una tomografia di ultima generazione. Grazie alla quale non solo hanno potuto fare delle nuove datazioni ma anche vedere le radici fuse. Tuttavia la fusione delle radici è un carattere molto variabile all’interno di una stessa specie”.